La salita verso Cala Goloritzè è una di quelle escursioni che sembrano brevi sulla mappa e poi, sul campo, chiedono organizzazione vera. Qui trovi tutto quello che serve per affrontare il percorso a piedi con criterio: dove parte, quanto dura davvero, quanto è impegnativo, come funziona la prenotazione e cosa mettere nello zaino per non complicarti la giornata.
Le informazioni essenziali per arrivare alla cala senza sorprese
- Il sentiero parte dall’area di Su Porteddu, sull’altopiano del Golgo, sopra Baunei.
- Il tracciato è breve ma intenso: circa 3,5 km per tratta e circa 470-500 metri di dislivello.
- In media servono 1 ora e 15-30 minuti per scendere e 1 ora e mezza o 2 ore per risalire.
- L’accesso è contingentato e va prenotato in anticipo; nel 2026 il ticket è di 7 euro.
- Servono scarpe chiuse con buona aderenza, acqua abbondante e partenza presto, soprattutto d’estate.
- Il cane può seguire il sentiero, ma non può entrare in spiaggia.

Il sentiero dal Golgo a Cala Goloritzè
Io considero questo itinerario un piccolo classico del trekking sardo: non è un percorso lungo, ma ha abbastanza carattere da farsi ricordare. Si parte da Su Porteddu, sull’altopiano del Golgo, e si scende nel cuore del Supramonte di Baunei fino alla cala, in un ambiente che cambia passo dopo passo: roccia chiara, macchia mediterranea, tratti assolati e poi il colpo d’occhio finale sul mare.
| Voce | Dati pratici |
|---|---|
| Punto di partenza | Su Porteddu, altopiano del Golgo, sopra Baunei |
| Distanza | Circa 3,5 km per tratta |
| Dislivello | Circa 470-500 m |
| Tempi medi | 1 ora e 15-30 minuti in discesa, 1 ora e mezza o 2 ore in salita |
| Tipologia | Escursione non tecnica, ma fisicamente impegnativa |
La cosa più importante è capire che non si tratta di una passeggiata in spiaggia con un po’ di strada sterrata finale. Il rientro in salita pesa più di quanto suggerisca il dislivello sulla carta, soprattutto se il sole è alto o se non sei abituato a camminare su fondo irregolare. Per questo io leggo il percorso come un trekking accessibile a chi ha una buona forma di base, non come un’esperienza improvvisabile all’ultimo minuto.
Se vuoi vivere la cala davvero, il sentiero è la scelta giusta: ti obbliga a rallentare, a gestire tempi e fatica, e ti fa arrivare con un senso di conquista che il mare, da solo, non restituisce allo stesso modo. Ed è proprio questo il punto su cui conviene fermarsi prima di prenotare.
Prenotazione, numero chiuso e orari da rispettare
Qui non conviene andare per ipotesi. L’accesso è regolato e va prenotato in anticipo; il sistema ufficiale di prenotazione indica un ticket di 7 euro per persona nel 2026. In pratica, prima di metterti in cammino devi avere il tuo ingresso già confermato, perché i posti disponibili sono limitati.
Il portale turistico di Baunei segnala orari molto precisi: apertura del sentiero alle 7:30, chiusura alle 14:00 e permanenza in spiaggia consentita fino alle 17:00. Io consiglio di non ridurti al limite: arrivare all’ingresso entro le 10:00 è una scelta molto più furba, perché eviti il caldo più forte e parti con margine.
- Porta con te la prenotazione già salvata sul telefono o stampata.
- Calcola il tempo per arrivare al parcheggio e per prepararti con calma.
- Non pianificare un ingresso tardivo solo perché il sentiero “chiude alle 14:00”: il caldo e la salita rendono tutto più faticoso.
- Se viaggi in alta stagione, prenota appena hai fissato l’itinerario: i posti non restano liberi a lungo.
Un dettaglio utile: i cani possono percorrere il sentiero, ma non possono accedere alla spiaggia. È una regola semplice, ma meglio saperlo prima di organizzare l’escursione. A questo punto, però, la domanda vera è un’altra: questo trekking è adatto a te oppure no?
Quanto è impegnativo davvero
Io lo definirei un trekking moderatamente impegnativo, non tecnico. Non servono corde, ferrate o attrezzatura alpinistica, ma servono passo costante, scarpe adatte e una minima abitudine al dislivello. Il problema non è tanto la distanza, quanto la combinazione di discesa iniziale, risalita finale, fondo irregolare e assenza di ombra per molti tratti.
Ci sono tre fattori che pesano più degli altri:
- Il ritorno in salita, che spesso viene sottovalutato perché all’andata si scende e tutto sembra facile.
- Il caldo, che nelle ore centrali può trasformare un percorso gestibile in una fatica sgradevole.
- Il fondo, fatto di pietre, terra e tratti sconnessi che richiedono attenzione continua.
Se cammini regolarmente, il sentiero non ti spaventa. Se invece sei poco allenato, io non lo liquiderei come “una semplice camminata al mare”: può diventare pesante soprattutto nella risalita, quando le gambe iniziano a sentirsi e il sole non aiuta. In questo senso, il percorso premia chi parte con il ritmo giusto, non chi prova a correre per guadagnare minuti.
La regola pratica che uso io è semplice: se una salita di un’ora e mezza sotto il sole ti mette in crisi, meglio prepararti bene o scegliere una giornata più fresca. E proprio per questo il momento della partenza conta quasi quanto il percorso stesso.Quando partire per vivere bene la giornata
La stagione migliore, in termini di comfort, resta quella intermedia: primavera e inizio autunno sono spesso i mesi più intelligenti per fare il sentiero, perché la luce è bella ma il caldo è più gestibile. In estate si può andare, certo, ma bisogna accettare un compromesso: più persone, più caldo e meno margine di errore.
| Momento della giornata | Perché conviene |
|---|---|
| 7:30-9:00 | Temperatura più bassa e ritorno più gestibile |
| Entro le 10:00 | Arrivi con buon margine e senza affanno |
| Ore centrali | Da evitare se fa molto caldo |
| Rientro prima del tardo pomeriggio | La risalita pesa meno e non corri contro il tempo |
Io partirei presto quasi sempre, anche quando il meteo sembra buono. Non tanto per fare la foto all’alba, quanto per non pagare il prezzo del sole pieno sulla via del ritorno. Se poi hai un’andatura tranquilla, il vantaggio è doppio: cammini meglio e ti godi la cala senza avere la testa già alla salita.
Questo vale ancora di più se vuoi organizzare la giornata con calma, magari lasciando spazio a una seconda sosta nell’area del Golgo o a una visita nei dintorni. Ma prima di pensare al dopo, bisogna chiudere bene il prima: cosa mettere nello zaino fa molta più differenza di quanto si creda.
Cosa mettere nello zaino per non rendere duro il cammino
Su questo sentiero gli errori di equipaggiamento si pagano subito. Le scarpe sbagliate, poca acqua o un’organizzazione troppo leggera trasformano un’escursione bella in una prova di resistenza. Io consiglio di partire essenziali, ma con il necessario davvero giusto.
- Scarpe chiuse con buon grip, meglio se da trekking leggero.
- Acqua: almeno 1,5 litri a persona; in piena estate io salirei a 2 litri.
- Cappello e crema solare, perché l’esposizione può essere forte.
- Uno snack energetico o un piccolo pranzo al sacco.
- Scarpette da scoglio se vuoi entrare in acqua con più comodità sui ciottoli.
- Piccolo telo e sacchetto per riportare via i rifiuti.
La scelta che vedo sbagliare più spesso è questa: partire con scarpe “buone ma non adatte”, pensando che basti avere una suola qualsiasi. Sul fondo del Supramonte, invece, l’aderenza conta davvero. Anche il peso dello zaino va tenuto sotto controllo: non serve portarsi dietro troppo, perché ogni chilo in salita si sente.
Un altro accorgimento pratico è bere prima di avere sete. Sembra banale, ma su un percorso breve e caldo come questo la disidratazione arriva prima del previsto. E se l’attrezzatura è a posto, diventa molto più semplice costruire una giornata sensata, senza ansia da orologio.
Come organizzare bene la giornata tra arrivo, spiaggia e rientro
La giornata migliore, secondo me, è quella costruita con pochi passaggi chiari. Prima arrivi al Golgo, poi fai il sentiero con il fresco, poi ti godi la cala senza avere l’idea fissa del rientro che incombe. La tabella di marcia ideale è semplice e poco rigida.
- Partenza presto da Baunei o dalla tua base in costa orientale.
- Arrivo a Su Porteddu con margine, senza ridurti all’ultimo minuto.
- Discesa con passo regolare e pause brevi, non continue.
- Sosta in spiaggia, ma senza dimenticare l’ora di rientro.
- Risalita prima che il caldo diventi pesante.
Se vuoi fare una scelta prudente, io imposterei così la giornata: ingresso al sentiero al mattino presto, arrivo in spiaggia entro le prime ore, permanenza contenuta e ritorno prima del caldo forte. In questo modo hai energia per goderti il panorama e non solo per “arrivare”. È una differenza sottile, ma nel trekking fa tutto.
Ricorda anche che la cala è piccola e protetta: non ha l’ampiezza di una spiaggia turistica classica e il suo fascino sta proprio nella dimensione raccolta. Questo significa che conviene arrivare con aspettative corrette, e qui veniamo all’ultimo punto, quello che spesso fa la differenza tra una buona escursione e una giornata davvero riuscita.
Quello che il sentiero non racconta fino in fondo
La parte più bella di questo luogo, secondo me, è che non ti regala tutto subito. Prima c’è la fatica misurata della discesa, poi il silenzio della cala, poi la risalita che ti riporta lentamente fuori dal mare e ti fa rileggere il paesaggio con occhi diversi. È un’esperienza che funziona proprio perché chiede partecipazione, non consumo rapido.
Ci sono però due aspettative da correggere prima di partire. La prima è che non troverai una spiaggia comoda nel senso classico del termine: gli spazi sono limitati, il fondo è di ciottoli e il fondale scende in fretta. La seconda è che il rientro va trattato con rispetto, perché è lì che molte persone iniziano a rimpiangere di aver sottovalutato il percorso.
Se preparo bene l’escursione, io la vivo come una delle camminate più belle della Sardegna orientale: essenziale, diretta, senza fronzoli. Ed è anche per questo che, quando torno a parlarne, non la racconto mai come una semplice giornata al mare: è un cammino breve, sì, ma abbastanza serio da meritare attenzione fino all’ultimo passo.