L’itinerario noto come Sentiero dei Poeti è uno di quei cammini liguri in cui il panorama non fa solo da sfondo: è parte dell’esperienza, passo dopo passo. Tra Bocca di Magra, Lerici e Portovenere si intrecciano crinali, borghi in salita, mare vicino ma mai banale e una storia letteraria che dà senso al nome del percorso. Qui trovi una guida pratica per capire che cosa aspettarti, quanto è impegnativo e come scegliere il tratto più adatto al tempo che hai davvero a disposizione.
I punti essenziali da sapere prima di partire
- Con questo nome si indica soprattutto l’Alta Via del Golfo, un itinerario di circa 44 km con 1.800 metri di dislivello positivo.
- Il percorso completo richiede in media 3 giorni e circa 22 ore di cammino effettivo.
- Non è una semplice passeggiata vista mare: alterna salite, tratti su crinale, boschi e passaggi in borghi molto diversi tra loro.
- La tappa più utile per chi ha poco tempo è quella breve tra Portovenere e Campiglia, che concentra bene l’anima del tracciato.
- Per una logistica più comoda, è sensato combinare sentiero, autobus e battello invece di voler fare tutto in giornata.
Che cos’è davvero e perché non è un semplice sentiero panoramico
Nella pratica, questo nome indica soprattutto l’Alta Via del Golfo, il tracciato storico che unisce la fascia collinare del Golfo della Spezia da Bocca di Magra a Portovenere. Io lo considero un cammino di confine: non è completamente montano, non è costiero in senso stretto, ma vive proprio nella tensione continua tra i due mondi.
Come ricorda Italia.it, il percorso attraversa tre aree protette della Liguria di Levante e lega insieme paesaggio, storia e identità locale. È un dettaglio importante, perché chiarisce subito una cosa: qui non si cammina solo per arrivare da un punto all’altro, ma per leggere il territorio dall’alto, cogliendo il rapporto tra mare, crinali, paesi arroccati e antiche vie di collegamento.
Per questo, il cammino funziona bene anche per chi ama la cultura oltre all’escursionismo. La componente letteraria non è una cornice artificiale: è uno dei motivi per cui questi luoghi sono diventati famosi e continuano ad attirare viaggiatori curiosi. Da qui nasce anche la sua forza narrativa, che poi rende il percorso più memorabile di molti trekking costieri più celebrati ma meno stratificati.
Capito questo, diventa più facile leggere anche i numeri del cammino e decidere se affrontarlo tutto o solo in parte.
I numeri che contano prima di partire
Il punto di partenza più corretto, se vuoi valutare l’impegno reale, è questo: il percorso completo misura circa 44 km, con 1.800 metri di dislivello positivo, e viene normalmente diviso in 3 tappe per circa 22 ore complessive. Non è dunque un itinerario da improvvisare con scarpe qualunque e poca acqua nello zaino.
| Opzione | Dati principali | A chi la consiglio | Perché sceglierla |
|---|---|---|---|
| Percorso completo | Circa 44 km, 1.800 m di dislivello, 3 giorni, circa 22 ore | A chi ha già gamba e vuole vivere il cammino come esperienza vera | Restituisce il disegno completo del Golfo e il suo alternarsi di mare, boschi e borghi |
| Prima tappa ufficiale | Bocca di Magra / Pietralba (Baccano), circa 7 ore | A chi vuole iniziare dal tratto più rappresentativo senza fare l’intero itinerario | È il modo più onesto per capire se il ritmo del percorso fa per te |
| Ultima tappa ufficiale | La Foce / Portovenere, circa 6 ore e 30 minuti | A chi cerca un finale molto scenografico e ama arrivare in uno dei borghi più forti del Golfo | Chiude il cammino con una sequenza di crinali e viste molto nette sul mare |
Se invece hai in mente una mezza giornata ben spesa, io guarderei con attenzione anche la salita breve da Portovenere a Campiglia: in circa 4,9 km e 460 metri di dislivello positivo, il tracciato concentra bene l’idea di questo itinerario e lo rende leggibile anche a chi non vuole impegnarsi in un trekking lungo. La differenza, qui, non è solo nei chilometri: cambia proprio il tipo di esperienza.
Da questi dati si capisce perché il passo successivo non sia “cosa vedere”, ma “come prepararlo bene” senza trasformare il cammino in una fatica inutile.

Come prepararlo bene senza trasformarlo in una corsa
Il miglior periodo resta quello di mezza stagione: primavera e autunno offrono temperature più gestibili, luce più pulita e meno rischio di sottovalutare il caldo. In estate il cammino si può fare, ma solo partendo presto e accettando che alcune esposizioni al sole pesino più delle salite in sé.
Io partirei con scarpe da trekking già collaudate, acqua abbondante, cappello, protezione solare e una traccia GPX o una cartina affidabile. Il fondo cambia spesso: trovi mulattiere, tratti acciottolati, sterrati e passaggi nel bosco, quindi la sensazione non è quella di un sentiero uniforme e “facile da interpretare” a colpo d’occhio.Un altro punto che molti ignorano è la logistica. VisitSpezia segnala collegamenti via mare attivi ogni giorno da marzo al 1° novembre verso Lerici, Porto Venere e le Cinque Terre: questo rende il viaggio molto più flessibile, perché puoi spezzare il rientro, accorciare un trasferimento o costruire un weekend ibrido tra battello e cammino.
Se dovessi dare un solo consiglio pratico, sarebbe questo: non organizzare il percorso come se fosse una semplice uscita fitness. Qui conta arrivare con margine, perché la vera qualità del cammino sta nella possibilità di fermarsi e guardare bene.
Ed è proprio in questa lentezza che il tratto più letterario del viaggio smette di essere un pretesto e diventa parte dell’esperienza.
Il suo lato letterario non è un ornamento
La fama di questo golfo nasce anche dall’immaginario che ha alimentato per secoli. Byron, Shelley, Mary Shelley, Petrarca, Montale e altri autori hanno trovato in queste baie e in questi crinali una materia narrativa fortissima: luce, vento, distanza, solitudine e apertura sul mare. Non è un caso che il paesaggio venga ricordato tanto per la sua bellezza quanto per la sua capacità di stimolare chi scrive.
Qui la letteratura funziona in modo molto concreto: ti aiuta a leggere i luoghi con più attenzione. Un borgo arroccato non è solo “carino”, ma un punto di controllo del territorio; una curva del sentiero non è solo panoramica, ma spesso racconta come per secoli le persone si siano spostate tra costa e collina per lavorare, commerciare e vivere.
Io trovo che questo sia l’aspetto più riuscito del cammino: non ti chiede di essere un esperto di poesia, ma ti permette di capire perché certi autori siano rimasti colpiti da questi luoghi. E, cosa non banale, lo capisci camminando, non leggendo una didascalia.
Da qui la domanda più utile diventa un’altra: quali tappe o deviazioni abbinare per farne davvero un viaggio sensato e non solo una performance escursionistica?
Cosa aggiungere al viaggio tra mare, borghi e crinali
Se hai uno o due giorni a disposizione, io non inseguirei l’idea di “fare tutto”. Molto meglio scegliere bene e lasciare spazio a due o tre soste davvero significative. Portovenere è una chiusura naturale del cammino, con il suo profilo forte sul mare; Lerici è perfetta per rallentare, mangiare qualcosa e rimettere ordine nella giornata; Montemarcello vale la deviazione per la sua posizione scenografica e per il senso di altezza che regala sul golfo.
Campiglia, invece, è uno di quei luoghi che capisci meglio dopo la fatica della salita. Non serve cercarvi grandi attrazioni: basta arrivarci nel momento giusto per capire quanto il cammino cambi davvero quando sale di quota e si apre la vista.
Per completare bene l’esperienza, aggiungerei anche una scelta gastronomica semplice ma coerente con il posto: focaccia, pesto, muscoli e cucina ligure di mare o di collina, senza forzare menu troppo sofisticati. Questi territori funzionano meglio quando li assaggi in modo diretto, non quando li trasformi in un esercizio di stile.
Il mio consiglio finale, su questa parte del viaggio, è di pensare per combinazioni: una tappa a piedi, un rientro più comodo, una sosta in un borgo, un pranzo lento. È così che il percorso resta dentro la memoria.
Il modo migliore per viverlo resta quello lento
Questo cammino dà il meglio quando lo tratti come un itinerario di paesaggio e non come una gara di resistenza. I chilometri contano, certo, ma contano ancora di più il ritmo, la luce, i punti in cui decidi di fermarti e la qualità del tempo che concedi ai luoghi.
Se hai poco tempo, scegli una sola tappa fatta bene. Se invece vuoi il quadro completo, dividilo senza fretta in più giorni e accetta che il valore vero stia proprio nella somma delle parti. È un percorso che premia chi osserva, non chi corre, e proprio per questo continua a restare uno dei modi più intelligenti per leggere il Golfo dei Poeti con i piedi e non solo con gli occhi.