Via degli Dei: tappe, tempi e consigli per organizzare il cammino

Marisa Giuliani .

18 aprile 2026

Un gruppo di escursionisti festeggia a Firenze, pronto per le tappe della Via degli Dei.

La Via degli Dei è uno di quei cammini che si capiscono davvero solo quando si smette di pensarli come una semplice somma di chilometri. Tra Bologna e Firenze, il punto non è soltanto arrivare: è scegliere il ritmo giusto, leggere i dislivelli e capire quali tappe meritano più margine, soprattutto se si parte per la prima volta.

In questa guida metto ordine tra le tappe della Via degli Dei, i tempi realistici, le varianti più sensate e gli errori che complicano la pianificazione. L’obiettivo è semplice: aiutarti a dividerla bene, senza forzare il passo e senza perdere il meglio del percorso.

Le informazioni essenziali per organizzare il cammino

  • Il tracciato classico misura circa 125-130 km tra Bologna e Firenze.
  • La suddivisione più pratica è in 6 tappe, ma molti camminatori la percorrono in 5 o 7 giorni.
  • La seconda tappa è di solito la più impegnativa per distanza e dislivello.
  • Il percorso è ben segnalato, ma una traccia GPX resta utile nei punti di bivio.
  • Primavera e inizio autunno sono in genere i periodi più equilibrati per clima e affluenza.
  • Pernotti, trasferimenti e bagagli vanno prenotati con anticipo se parti nei mesi più richiesti.

Le tappe della Via degli Dei, un percorso a piedi tra storia e natura, da Bologna a Firenze.

Le tappe della Via degli Dei giorno per giorno

Io considero più corretto parlare di suddivisione delle tappe che di una formula unica e obbligatoria. Il percorso cambia poco nei grandi passaggi, ma le guide possono dividere in modo diverso il tratto iniziale o finale; per questo conviene usare una versione di riferimento e poi adattarla al proprio passo. Nella struttura più diffusa a piedi, il cammino si legge bene in 6 giornate, con una progressione che parte urbana, entra nell’Appennino e si chiude con l’arrivo a Firenze.

Tappa Tratto Lunghezza indicativa Dislivello Tempo medio Nota pratica
1 Bologna - Badolo 21,3 km +817 / -515 m 6 h 50 min Serve a entrare nel cammino senza partire troppo forte.
2 Badolo - Madonna dei Fornelli 28 km +1.460 / -1.038 m 9 h 50 min È la tappa più dura: qui si capisce il vero ritmo del percorso.
3 Madonna dei Fornelli - Passo della Futa 17,5 km +783 / -753 m 5 h 50 min Più breve, ma storicamente molto forte per la Flaminia Militare.
4 Passo della Futa - San Piero a Sieve 21 km +641 / -1.197 m 6 h 30 min La discesa lunga pesa sulle ginocchia più di quanto sembri sulla carta.
5 San Piero a Sieve - Vetta le Croci 18 km +750 / -430 m 6 h È un tratto equilibrato, con molta alternanza tra boschi e crinali.
6 Vetta le Croci - Firenze 18 km +250 / -645 m 4 h Finale più scorrevole, con l’arrivo panoramico tra Fiesole e la città.

Questa è la struttura che io userei come base se dovessi spiegare il cammino a chi parte da zero. Alcune guide arrotondano la distanza totale a 130 km, altre a 125 km: la differenza dipende da piccole varianti, aggiornamenti del tracciato e dal modo in cui vengono spezzati i primi e gli ultimi tratti. La sostanza, però, non cambia: la Via degli Dei si costruisce su una tappa di avvio, una davvero impegnativa, due centrali molto appenniniche e due finali più regolari.

Capito il disegno generale, la domanda successiva è quanto tempo vuoi davvero dedicarle.

Come scegliere tra 5, 6 o 7 giorni

Su questo punto non farei mai una scelta “di principio”. Il numero di giorni va costruito sulla tua forma, sul peso dello zaino e su quanto vuoi fermarti lungo il tragitto. In pratica, il vero bivio non è tra chi vuole fare il cammino e chi no: è tra chi vuole farlo con margine e chi rischia di trasformarlo in una corsa contro il tempo.

Durata A chi la consiglio Vantaggi Limiti
5 giorni Escursionisti allenati, con passo costante Cammino più compatto, meno notti da organizzare Tappe più lunghe e meno spazio per soste o deviazioni
6 giorni Chi vuole un equilibrio solido tra fatica e godibilità È la soluzione più naturale per leggere bene il percorso Richiede comunque una buona gestione delle energie
7 giorni Chi parte per la prima volta, chi viaggia lento o in stagione calda Più margine, recupero migliore, ritmo più umano Più logistica e una spesa complessiva spesso più alta

La mia opinione è abbastanza netta: per la prima volta, 6 giorni sono il compromesso più intelligente. Ti permettono di non banalizzare la tappa 2, di non arrivare cotto al tratto finale e di avere ancora energie per goderti Bologna, l’Appennino e Firenze senza ridurti a un elenco di timbri. I 5 giorni hanno senso se ti alleni già con regolarità e sai gestire bene recupero, passo e zaino; sotto i 5 giorni si entra in una versione più sportiva che, a mio avviso, non rende giustizia al cammino.

Una volta scelto il ritmo, vale la pena guardare con onestà dove il percorso chiede più attenzione e dove invece si lascia camminare meglio.

Dove si sente davvero la fatica

Ci sono tappe che sulla mappa sembrano quasi “normali” e poi, sul terreno, cambiano completamente faccia. La Via degli Dei è fatta così: alterna tratti di ingresso morbido, salite molto serie e discese che mettono alla prova più dei chilometri stessi. Se vuoi arrivare bene a Firenze, devi sapere in anticipo dove tenere qualcosa in tasca e dove invece spingere con prudenza.

  • Tappa 1 - Bologna fino a Badolo: è la tappa dell’entrata in scena. Tra portici, San Luca e i primi saliscendi, ti fai l’idea del ritmo senza ancora entrare nel cuore più duro del cammino.
  • Tappa 2 - Badolo fino a Madonna dei Fornelli: è quella che io definisco la vera prova di gamba. Il dislivello è il più alto e la lunghezza si fa sentire, soprattutto se parti troppo veloce nei primi chilometri.
  • Tappa 3 - Madonna dei Fornelli fino al Passo della Futa: è più corta e più leggibile, ma ha un peso storico forte. Qui il tratto della Flaminia Militare dà al cammino una qualità diversa, meno atletica e più narrativa.
  • Tappa 4 - Passo della Futa fino a San Piero a Sieve: sulla carta sembra gestibile, ma la discesa lunga va rispettata. Le ginocchia, in questo punto, contano più del fiato.
  • Tappa 5 - San Piero a Sieve fino a Vetta le Croci: è un tratto equilibrato, con salite e scorci che aiutano molto la testa. È una tappa che spesso rimette ordine nella fatica accumulata.
  • Tappa 6 - Vetta le Croci fino a Firenze: non è la più dura, ma è una delle più gratificanti. Fiesole anticipa l’arrivo e la discesa finale dà la sensazione di entrare in città con il cammino ancora vivo nelle gambe.

Qui c’è una regola pratica che uso sempre: non giudicare la difficoltà solo dai chilometri. Sulla Via degli Dei contano il tipo di fondo, i tratti esposti, la gestione delle discese e il momento della giornata in cui parti. Una tappa da 18 km può pesare più di una da 21 se arriva dopo una notte dormita male o dopo un pranzo sbagliato. E proprio per questo la logistica vale quasi quanto l’allenamento.

Capito dove si concentra la fatica, il passo successivo è togliere dal tavolo tutto ciò che la rende inutile.

Logistica intelligente per non complicarsi il cammino

La parte bella della Via degli Dei è che si presta a essere molto autonoma, ma non significa che si possa improvvisare. Dormire, mangiare, trasportare il bagaglio e orientarsi bene nei punti più delicati fa una differenza enorme sul modo in cui vivi ogni tappa. Io, per esperienza, separo sempre ciò che è “possibile” da ciò che è davvero comodo: spesso non coincidono.

  • Pernotti - prenota prima, soprattutto nei weekend, nei ponti e nei mesi più richiesti. Ostelli, B&B, agriturismi e strutture a gestione familiare esistono, ma non sono infiniti.
  • Bagaglio - il trasporto bagagli si può organizzare, ma va pianificato in anticipo con operatori specializzati. Non considerarlo un servizio automatico dell’itinerario.
  • Orientamento - il percorso è ben segnato con i bianco-rossi CAI e le indicazioni “VD” o “Via degli Dei”, ma nei bivi e con il maltempo la traccia GPX resta preziosa.
  • Acqua e soste - non dare per scontato di trovare punti comodi in ogni tratto di crinale. Le tappe centrali richiedono un minimo di pianificazione sulle borracce.
  • Collegamenti - Bologna e Firenze sono ben connesse dai mezzi pubblici, quindi partire in un senso e tornare nell’altro non è un problema.

Qui entrano in gioco anche i dettagli meno glamour ma più utili: una batteria esterna, una carta offline, scarpe già rodate e uno zaino che non ti schiacci la schiena dopo la seconda salita. Se devo essere netto, io considero già “pesante” uno zaino che supera gli 8-10 kg per un cammino del genere, soprattutto se vuoi tenere un passo regolare. Il cammino funziona meglio quando togli, non quando aggiungi.

Quando la logistica è sotto controllo, resta l’ultima grande variabile che cambia tutto: il periodo in cui decidi di partire.

Quando partire e cosa mettere nello zaino

Il cammino si può fare tutto l’anno, ma non tutte le stagioni offrono la stessa qualità di esperienza. Primavera e inizio autunno restano il mio punto di riferimento: temperature più leggibili, luce buona, meno stress da caldo e un Appennino che si lascia attraversare con più piacere. L’estate è possibile, ma va trattata con rispetto; l’inverno è fattibile solo se accetti condizioni più variabili, soprattutto in quota.

  • Primavera - ottima per equilibrio tra temperatura e visibilità; è la stagione che consiglio più spesso a chi parte per la prima volta.
  • Estate - si può fare, ma conviene partire presto, evitare le ore centrali e curare molto l’idratazione.
  • Autunno - spesso la soluzione più piacevole: luce morbida, aria più fresca e meno affollamento.
  • Inverno - adatto a chi sa leggere bene il meteo e accetta possibili tratti umidi, freddi o più esposti.

Per lo zaino, io starei su pochi elementi davvero funzionali: scarponi già collaudati, shell o guscio antipioggia, strati leggeri ma caldi, cappello, guanti se parti fuori stagione, borracce capienti, power bank e una traccia navigabile offline. Non serve vestirsi come per una spedizione alpina, ma nemmeno affidarsi all’idea che “tanto è un cammino segnato”. La differenza la fanno sempre gli imprevisti: una pioggia lunga, un cambio di quota, una discesa che sembra innocua e invece lascia il segno.

Ed è proprio qui che emergono gli sbagli più comuni, quelli che sembrano piccoli ma fanno salire la fatica molto più del previsto.

Gli errori che rendono più duro un cammino già impegnativo

Ogni volta che rileggo le tappe della Via degli Dei con un taglio pratico, noto gli stessi errori tornare con una regolarità quasi noiosa. Non sono errori drammatici, ma sommandosi spostano il cammino dal lato piacevole a quello faticoso. La buona notizia è che quasi tutti si evitano con un minimo di lucidità prima della partenza.

  • Partire troppo forte il primo giorno - la tappa iniziale è ancora “gentile”, ma serve a preparare la seconda, non a essere affrontata come una corsa.
  • Sottovalutare la tappa 2 - è il punto in cui molti pagano lo scarto tra percezione e realtà. Se la gestisci male lì, il resto del cammino cambia volto.
  • Ignorare la discesa della tappa 4 - la fatica sulle ginocchia non si vede sulla mappa, ma arriva eccome dopo parecchie ore di cammino.
  • Rinviare le prenotazioni - nelle settimane più richieste i posti migliori spariscono in fretta, e questo può costringerti a tappe più scomode.
  • Affidarsi solo al telefono - la segnaletica è buona, ma batteria, luce scarsa o deviazioni temporanee sono sempre possibili.
  • Mettere nello zaino tutto “per sicurezza” - il sovraccarico è una delle forme più sottovalutate di fatica su questo itinerario.

Se eviti questi errori, il cammino smette di sembrare una sfida da spuntare e torna a essere quello che dovrebbe essere: una traversata ben dosata, con una fatica leggibile e un arrivo che non ti trova svuotato. A quel punto la Via degli Dei non è più solo una linea tra due città, ma una sequenza di giornate con un senso preciso.

Il modo più realistico per arrivare a Firenze senza forzare

Se dovessi riassumere tutto in una scelta sola, direi questo: la soluzione migliore per la maggior parte dei camminatori è la Via degli Dei in 6 tappe. Ti lascia abbastanza respiro per affrontare la tappa più dura con intelligenza, ti permette di goderti i passaggi storici senza correre e ti porta a Firenze con la sensazione di aver camminato davvero, non solo di aver accumulato chilometri.

Chi ha più allenamento può stringere a 5 giorni; chi vuole trasformare il cammino in un viaggio più lento può allungarlo a 7. In ogni caso, la logica resta la stessa: partire con una divisione onesta, rispettare i dislivelli e non trattare tutte le tappe come se fossero uguali. È lì che questa traversata tra Bologna e Firenze mostra la sua forza migliore: non chiede di essere fatta in fretta, ma di essere fatta bene.

Domande frequenti

La soluzione più equilibrata è 6 giorni. Il tracciato classico misura circa 125-130 km e molti la percorrono in 5 o 7 giorni, ma per la prima volta 6 tappe sono il compromesso più intelligente: lasciano margine, evitano di forzare il passo e rendono più gestibile soprattutto la tappa 2.
La tappa più impegnativa è Badolo - Madonna dei Fornelli: 28 km, circa +1.460 m di salita e -1.038 m di discesa, per un tempo medio di 9 ore e 50 minuti. È il punto in cui il cammino mostra davvero il suo carattere, quindi conviene non partire troppo forte nei primi chilometri.
La tappa 4, dal Passo della Futa a San Piero a Sieve, pesa molto per la lunga discesa di circa -1.197 m. Anche la tappa 2 mette alla prova per il dislivello complessivo, mentre la tappa 5 riequilibra la fatica con un profilo più alternato tra salite, boschi e crinali.
Primavera e inizio autunno sono i periodi più equilibrati. In estate conviene partire presto e curare l'idratazione, mentre l'inverno richiede più attenzione al meteo. Nello zaino l'articolo consiglia scarpe già rodate, guscio antipioggia, strati leggeri ma caldi, cappello, guanti fuori stagione, borracce capienti, power bank e traccia offline; meglio restare sotto gli 8-10 kg.
Il percorso è ben segnato con i bianco-rossi CAI e le indicazioni VD o Via degli Dei, ma nei bivi e con il maltempo una traccia GPX resta molto utile. Affidarsi solo al telefono non è l'ideale, perché batteria, luce scarsa e deviazioni temporanee possono creare problemi.
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Autor Marisa Giuliani
Marisa Giuliani
Mi chiamo Marisa Giuliani e ho sette anni di esperienza nel campo dei viaggi, della cultura e degli itinerari italiani. La mia passione per l'Italia e le sue meraviglie mi ha portato a esplorare ogni angolo di questo straordinario paese, e mi dedico a condividere queste esperienze con chi desidera scoprire le bellezze nascoste e le tradizioni locali. Scrivo di destinazioni affascinanti, di gastronomia tipica e di eventi culturali, cercando sempre di fornire informazioni utili, accurate e aggiornate. Sono convinta che ogni viaggio possa essere un'opportunità per imparare e crescere, e mi impegno a semplificare argomenti complessi, confrontando fonti diverse e seguendo le ultime tendenze. La mia missione è aiutare i lettori a pianificare itinerari indimenticabili, rendendo ogni esperienza di viaggio accessibile e comprensibile.
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