Le cose che contano davvero prima di partire
- La traversata classica è una camminata panoramica di circa 7-8 km, non un sentiero breve da fare distrattamente.
- Il tratto più semplice da gestire, per molti, è quello da Bomerano verso Nocelle.
- Il dislivello si sente soprattutto con caldo, vento e terreno umido, quindi il meteo conta più di quanto sembri.
- Servono scarpe con buona aderenza, acqua a sufficienza e un piano chiaro per il rientro.
- Le varianti verso Positano aggiungono scalinate importanti e vanno considerate con realismo, non come dettaglio marginale.
Perché questo percorso resta memorabile
Quando parlo di questo itinerario, la prima cosa che chiarisco è semplice: non è famoso solo perché “si vede bene il mare”. La sua forza sta nell’equilibrio tra montagna vera e costa verticale, con un susseguirsi di tratti esposti, muretti a secco, vigneti terrazzati e aperture improvvise verso il golfo. Il Comune di Positano lo classifica come percorso escursionistico di difficoltà media, e questa è già una buona base per capire che non si tratta di una passeggiata urbana mascherata da trekking.
Io lo trovo interessante proprio perché alterna bellezza e impegno in modo onesto. Cammini su tracce di sentiero, attraversi punti sassosi, guardi sotto di te i dirupi e davanti hai Capri, Li Galli e la linea della Costiera Amalfitana. Non è un itinerario da fare solo per la foto finale: funziona quando ti concedi il tempo di leggere il paesaggio, riconoscere i terrazzamenti, osservare la vegetazione e capire quanto questo tratto di costa sia stato modellato da secoli di lavoro umano.
Ed è qui che molti sbagliano valutazione: il colpo d’occhio è spettacolare, ma il percorso chiede attenzione continua, quindi la parte “logistica” non va trattata come un dettaglio secondario. Da qui la domanda più utile diventa un’altra: da dove conviene partire e in che verso ha davvero senso camminarlo?

Da dove partire e in che verso camminare
La scelta del verso cambia parecchio l’esperienza. Il tracciato classico parte da Bomerano, frazione di Agerola, e arriva verso Nocelle, sopra Positano. È la soluzione che consiglio più spesso a chi lo fa per la prima volta, perché permette di entrare nel percorso con una progressione più naturale e di gestire meglio la fatica. Se invece parti dal lato di Positano, devi mettere in conto la salita iniziale delle scalinate e un finale molto più impegnativo per le gambe.
| Direzione | Come si sente | Per chi funziona meglio |
|---|---|---|
| Bomerano → Nocelle | Più lineare, con la parte più faticosa distribuita meglio e un panorama che si apre presto. | Chi fa la prima volta, chi vuole un trekking gestibile e chi preferisce non arrivare già stanco ai tratti più esposti. |
| Positano → Nocelle → Agerola | Più duro all’inizio, con le celebri scalinate di Nocelle da affrontare subito. | Chi dorme a Positano e vuole chiudere in quota, oppure chi cerca una versione più impegnativa. |
| Bomerano → Nocelle → Positano | Molto scenografico in discesa finale, ma richiede di gestire bene le ginocchia e il rientro. | Chi vuole arrivare a Positano a piedi e non ha problemi con le scale lunghe. |
Dal punto di vista pratico, il tratto più riconoscibile passa da Bomerano, Grotta del Biscotto, Colle la Serra e Cannati, per poi scendere verso Nocella e l’area di Montepertuso. Io considero questa progressione utile anche mentalmente: capisci subito dove sei, quanto manca e quando il sentiero si apre davvero sulla costa. Se arrivi a Nocelle, tieni presente che da lì puoi scendere a Positano anche tramite la lunga scalinata con circa 1700 gradini, ma è una scelta che pesa sulle ginocchia e che io tratto sempre come variante, non come obbligo.
Una volta scelto il verso, il punto vero diventa organizzare bene l’intera giornata, così da non trasformare un bel trekking in una corsa contro l’orologio.
Come organizzare la giornata senza sorprese
La durata media indicata per la traversata classica è di circa 3 ore, ma io consiglierei di ragionare su 3 ore e mezza o 4 se vuoi fare pause, foto e qualche tratto più lento. In pratica, è un’escursione di mezza giornata: non va compressa dentro un programma troppo fitto, soprattutto se arrivi da un altro centro della Costiera e devi poi rientrare. Il sentiero è anche uno di quei casi in cui il trasporto di ritorno conta quasi quanto la camminata stessa.
- Parti presto: in primavera ed estate, la fascia mattutina è la più sensata, perché riduce caldo e affollamento.
- Decidi già il rientro: da Nocelle o Positano puoi appoggiarti ai collegamenti SITA via Amalfi oppure, nei mesi estivi, ai traghetti o al Metrò del Mare.
- Valuta il parcheggio: se arrivi in auto, Agerola è in genere più comoda per lasciare il mezzo e iniziare la camminata dal lato alto.
- Non improvvisare il pranzo: meglio uno snack nello zaino e un pasto vero dopo, quando sai di aver finito il tratto.
- Tieni un margine: se vuoi rientrare con mezzi pubblici, non chiudere la giornata con orari tirati.
Per chi viaggia senza auto, questa pianificazione è ancora più importante. Io consiglio di verificare il collegamento di andata e quello di ritorno prima di salire a quota Agerola o di scendere verso Positano, perché il percorso non è circolare e l’errore più comune è pensare di “vedere poi sul posto”. In un’area come questa, invece, il rientro va deciso prima. E proprio perché il percorso si svolge in quota, anche il meteo influenza in modo decisivo la qualità della giornata.
Quando andare e cosa mettere nello zaino
Il periodo migliore, per come la vedo io, è quello compreso tra primavera e inizio autunno, con una preferenza netta per aprile, maggio, settembre e ottobre. In quei mesi la luce è bella, le temperature sono più gestibili e il rischio di soffrire il caldo si riduce parecchio. In estate si può fare, ma solo con partenza molto anticipata; in inverno è possibile, ma solo con condizioni stabili e dopo aver controllato bene il cielo, perché pioggia, vento, nebbia e fondo bagnato cambiano completamente il livello di attenzione richiesto.| Periodo | Cosa aspettarti | Il mio consiglio |
|---|---|---|
| Primavera | Temperature piacevoli, vegetazione più viva, visibilità spesso ottima. | È la finestra più equilibrata per quasi tutti. |
| Estate | Caldo forte, ombra limitata e maggiore afflusso di visitatori. | Parti all’alba e porta più acqua del solito. |
| Autunno | Clima spesso stabile e luci molto belle nel pomeriggio. | Ottimo compromesso tra comfort e scenario. |
| Inverno | Possibili tratti umidi, vento e cielo meno affidabile. | Lo farei solo con meteo davvero pulito. |
Quanto all’equipaggiamento, io non scenderei sotto questo minimo:
- scarpe da trekking con suola ben scolpita;
- almeno 1,5 litri d’acqua a persona, di più se fa caldo;
- cappellino, crema solare e un piccolo snack salato;
- giacca leggera antivento, soprattutto fuori stagione;
- telefono carico e, se possibile, una mappa offline.
Il motivo è semplice: lungo il percorso ci sono poche fonti d’acqua potabile e i punti più esposti non sono sempre protetti. Non è quindi il posto giusto per scarpe da città, zaini improvvisati o per chi vuole “vedere come va”. Da qui arrivano quasi tutti gli errori che rendono più pesante una camminata che, con il giusto approccio, resta assolutamente fattibile.
Gli errori che vedo più spesso sui crinali della costiera
Ci sono alcuni sbagli ricorrenti che cambiano molto l’esperienza, e quasi tutti si possono evitare con un minimo di lucidità. Il primo è partire tardi: quando il sole è già alto, il tratto sembra più duro, le pause si allungano e la vista smette di essere un vantaggio. Il secondo è sottovalutare il fondo: la parte “panoramica” non significa automaticamente parte comoda.
- Sottovalutare il caldo: in estate il problema non è solo il sole, ma anche il fatto che il sentiero espone a tratti lunghi senza vera ombra.
- Usare scarpe inadatte: le suole lisce o le sneaker leggere aumentano il rischio di scivolare nei tratti più sassosi.
- Non controllare il meteo: con pioggia, vento forte o nebbia io eviterei di partire, perché la lettura del terreno peggiora molto.
- Non pianificare il rientro: è il classico errore di chi pensa solo all’andata e poi scopre che il ritorno richiede tempi e mezzi diversi.
- Fare affidamento sull’acqua lungo il cammino: le fonti sono poche, quindi bisogna arrivare autosufficienti.
Un’altra cosa che tengo sempre a dire è che il percorso non è la scelta più adatta per chi soffre di vertigini, per chi non è abituato ai sentieri esposti o per chi ha poca autonomia fisica in montagna. Il Comune di Agerola, nel 2025, ha anche segnalato lavori e chiusure temporanee su alcuni tratti, quindi nel 2026 io controllerei sempre gli avvisi aggiornati prima di partire. Questa prudenza non toglie nulla al fascino del cammino: semplicemente evita aspettative sbagliate.
Il modo più intelligente di viverlo tra quota alta e mare
Se devo dare un solo consiglio pratico, è questo: non trattare questa escursione come un “extra” infilato tra due visite, ma come il centro della giornata. Chi vuole fare il Sentiero degli Dei senza stress fa bene a dormirci vicino, scegliere una partenza mattutina e lasciare il pomeriggio libero per Positano, Agerola o per un rientro tranquillo via mare. In questo modo la camminata non diventa una prova di resistenza, ma un’esperienza completa, fatta di paesaggio, ritmo e margine di respiro.
Io la vedo così: il suo valore non sta solo nella fama, ma nel fatto che riesce a condensare in poche ore ciò che spesso si cerca in più giorni di viaggio sulla Costiera Amalfitana, cioè montagna, mare, villaggi e memoria del territorio. Se la prepari bene, il percorso ripaga molto più di quanto prometta a una prima occhiata. Se vuoi davvero portarti a casa qualcosa di più della solita foto, il trucco è semplice: partire presto, leggere bene i tempi e lasciare che sia il cammino a dettare il ritmo, non il contrario.