La Via degli Dei dà il meglio di sé quando la si pianifica per tappe, non quando la si affronta “a sensazione”. Qui trovi una lettura pratica del percorso da Bologna a Firenze: come si divide davvero, quali sono le giornate più impegnative, quanto cammini in media e quale formula conviene scegliere se hai 5, 6 o 7 giorni. Io la considero una di quelle traversate in cui la differenza la fanno i dettagli: dislivello, punti d’appoggio, tempi di marcia e capacità di reggere bene le discese.
Le tappe della Via degli Dei vanno lette come un progetto, non come una semplice lista
- Il percorso è lineare e collega Bologna a Firenze per circa 130 km.
- La divisione più equilibrata resta quella in 6 tappe, ma si può adattare a 5 o 7 giorni.
- La seconda tappa è in genere la più dura per dislivello e durata.
- La prima tappa può essere accorciata, mentre l’ultima va gestita bene se vuoi arrivare fino al centro di Firenze a piedi.
- Prima di partire conviene controllare aggiornamenti di tracciato, ospitalità e app ufficiale.

Come si distribuiscono davvero le tappe
Se devo sintetizzarla in una frase, direi che la Via degli Dei non è lunga solo per i chilometri: pesa soprattutto per il saliscendi continuo dell’Appennino tosco-emiliano. Il tracciato è lineare, parte da Piazza Maggiore a Bologna e arriva verso Firenze, con un totale di circa 130 km. In pratica, il lettore che cerca le tappe vuole capire tre cose: quanta fatica c’è ogni giorno, dove dormire e dove ha senso spezzare il cammino senza trasformarlo in una corsa.
La divisione più usata è quella in 6 giorni, perché bilancia bene fatica, pause e possibilità di fermarsi nei punti più sensati. Però la strada si presta anche a varianti più corte o più lente: io la penso così, se sei allenato puoi stringere, se vuoi goderti il cammino devi allungare. Il punto non è “fare in meno tempo”, ma scegliere una progressione che non ti svuoti già alla seconda giornata.
Un altro aspetto che molti sottovalutano è che le tappe non sono tutte uguali: alcune sono più panoramiche, altre più dure per dislivello, altre ancora più brevi ma con un finale che mette comunque alla prova le gambe. Per questo ha senso guardarle una per una, non solo come somma di chilometri.
La divisione classica in 6 giorni
Questa è la scansione che, nella pratica, trovo più equilibrata per la maggior parte dei camminatori. Le distanze e i tempi indicativi possono cambiare in base alla variante scelta, ma la logica resta la stessa: prima giornata lunga ma gestibile, seconda giornata impegnativa, parte centrale più regolare, finale in discesa verso Firenze.
| Tappa | Tratto | Km indicativi | Dislivello | Tempo medio | Perché conta |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Bologna - Brento | 29,1 km | +1264 m / -784 m | 9 ore | È la tappa d’ingresso: lunga, urbana all’inizio, poi subito appenninica. |
| 2 | Brento - Monzuno - Madonna dei Fornelli | 21 km | +1460 m / -1038 m | 9 h 30 min | È la più pesante: qui si sente davvero che sei entrato nel cammino. |
| 3 | Madonna dei Fornelli - Passo della Futa | 17,25 km | +783 m / -753 m | 5 h 30 min | Più corta, ma con passaggi storici e il punto più alto del percorso nei dintorni. |
| 4 | Passo della Futa - Sant’Agata - San Piero a Sieve | 21,08 km | +641 m / -1197 m | 6 h 30 min | È la giornata della discesa lunga, che alleggerisce il fiato ma affatica le ginocchia. |
| 5 | San Piero a Sieve - Bivigliano - Vetta le Croci | 18 km | +750 m / -430 m | 6 ore | Più regolare, con paesaggi aperti e una progressione molto piacevole. |
| 6 | Vetta le Croci - Fiesole - Firenze | 18 km | +250 m / -645 m | 4 ore | La chiusura è più morbida, ma se vuoi arrivare in centro a piedi aggiungi il tratto urbano. |
Qui c’è un dettaglio utile: l’arrivo a Firenze può cambiare in base a come vuoi chiudere il cammino. Da Fiesole al cuore della città, in pratica, ci sono circa 8 km in più se decidi di proseguire a piedi fino a Piazza della Signoria; in alternativa puoi usare i mezzi pubblici. Io lo considero un margine da decidere prima, non all’ultimo minuto, perché l’ultima impressione del cammino dipende anche da questo.
Quale variante scegliere se hai meno o più giorni
La scelta del numero di tappe non dovrebbe dipendere solo dal calendario, ma dal tuo passo reale. Se hai allenamento, zaino leggero e buona tenuta in salita, puoi stringere. Se invece vuoi goderti borghi, soste e panorami senza arrivare distrutto in struttura, conviene allungare.
| Formula | A chi la consiglierei | Vantaggi | Limiti |
|---|---|---|---|
| 5 giorni | Escursionisti allenati, abituati a 20-30 km al giorno | Più compatta, logistica semplice, sensazione di cammino intenso | Giornate più lunghe e meno margine per soste o imprevisti |
| 6 giorni | La maggior parte dei camminatori | È il miglior equilibrio tra fatica, tempi e piacere del percorso | Richiede comunque una buona tenuta su due giornate impegnative |
| 7 giorni | Chi vuole andare più piano, fotografare, visitare e recuperare meglio | Leghe più brevi, meno stress fisico, ritmo più umano | Serve più tempo e una prenotazione un po’ più attenta |
Se dovessi scegliere una sola opzione per un primo viaggio, io punterei sui 6 giorni. Non è una scelta “da manuale”, è una scelta pragmatica: ti permette di tenere insieme la parte sportiva e quella esperienziale. I 5 giorni diventano interessanti solo se sai già di reggere bene i 20 km con dislivello; i 7 giorni, invece, sono perfetti se vuoi trasformare il cammino in un’esperienza più lenta e meno muscolare.
Questa distinzione conta anche perché molte persone guardano solo i chilometri e ignorano il tipo di terreno. E invece è proprio lì che il cammino cambia tono: sterrato, bosco, salite regolari, discese lunghe, tratti più aperti e tratti più tecnici. La formula giusta è quella che ti lascia energie anche la sera.
Le tappe più dure e come affrontarle senza bruciarti le gambe
Io vedo tre momenti critici, e non coincidono sempre con quelli che sembrano più lunghi sulla carta. La fatica vera non si misura solo in chilometri: dipende da dislivello, continuità della salita, qualità della discesa e stato del terreno.
La prima tappa non è un semplice riscaldamento
La giornata da Bologna verso Brento è lunga e, soprattutto, psicologicamente “ingannevole”. Parte dalla città, quindi molti la sottovalutano, ma appena lasci i portici e inizi a salire il cammino cambia ritmo. Se piove o il terreno è pesante, la sensazione di fatica aumenta subito. Il mio consiglio è semplice: non partire troppo forte, perché la prima giornata deve costruire margine, non consumarlo.
La seconda tappa è il vero banco di prova
Tra Brento, Monzuno e Madonna dei Fornelli si concentra il tratto che più spesso mette in crisi chi non ha calibrato bene il passo. Il dislivello è il più alto dell’intero itinerario e la durata si fa sentire. Qui non basta “essere in forma”: serve saper salire con regolarità e non sprecare energie nei primi chilometri. Se arrivi a questa tappa già affaticato, il rischio è di trasformare il cammino in una rincorsa.
Leggi anche: Canyon e gole in Italia - Guida completa per la tua avventura
L’ultima giornata è più gentile, ma non va banalizzata
La discesa verso Firenze sembra rilassante, e in parte lo è, ma le gambe arrivano comunque con ore di cammino sulle spalle. La discesa continua carica molto su ginocchia e caviglie, soprattutto se hai uno zaino pesante. Per questo io suggerisco di non giudicare l’ultima tappa solo dal profilo altimetrico: spesso è il giorno in cui si cammina più stanchi, anche se sulla carta è più facile.
Se vuoi alleggerire questi passaggi, il trucco non è fare miracoli, ma distribuire bene le forze: scarpe già rodate, bastoncini se li usi abitualmente, zaino essenziale e pause brevi ma regolari. È una logica molto concreta, quasi banale, ma nel cammino funziona più di qualsiasi entusiasmo iniziale.
Prima di partire io controllerei queste cose
La Via degli Dei si gode molto di più quando l’organizzazione è ordinata prima della partenza. Io farei un controllo molto pratico, senza complicarmi la vita ma senza improvvisare.
- Tracciato aggiornato: alcune varianti possono cambiare per lavori, fango o condizioni meteo.
- Pernottamenti: le tappe si prenotano meglio se hai già deciso se fare 5, 6 o 7 giorni.
- App e mappe: la navigazione ufficiale aiuta nei bivi più delicati e nei tratti meno intuitivi.
- Scarpe: meglio un paio già collaudato, con suola affidabile su sterrato e discese.
- Acqua e cibo: non dare per scontati i rifornimenti, soprattutto nelle giornate centrali.
- Tempi reali: conta il passo medio, non il “tempo ottimistico” che si immagina da casa.
Un altro aspetto che merita attenzione è la stagione. Per esperienza, primavera e autunno sono i periodi più lineari da vivere: temperature più gestibili, meno stress da caldo e meno probabilità di trovare il terreno pesante. In estate il problema non è tanto la distanza, quanto la combinazione tra sole, dislivello e zaino; in inverno, invece, il nodo diventa la tenuta del fondo e la sicurezza nelle discese.
Il modo migliore per chiudere il percorso senza sorprese
Se guardo la Via degli Dei nel suo insieme, la regola che funziona meglio è questa: scegli le tappe in base alla tua energia, non solo al tuo tempo disponibile. La divisione in 6 giorni resta la più intelligente per la maggior parte dei camminatori, perché tiene insieme impegno fisico, bellezza del tragitto e margine per godersi i passaggi più interessanti. Se invece vuoi una traversata più lenta, i 7 giorni ti danno respiro; se sei molto allenato, i 5 giorni hanno senso, ma solo con una buona preparazione.
Il punto, in fondo, è questo: la Via degli Dei non premia chi corre, premia chi sa dosarsi. E proprio per questo le tappe sono il vero cuore dell’esperienza, perché ti costringono a scegliere un ritmo che puoi mantenere fino a Firenze, senza arrivarci svuotato. Se vuoi davvero farne un cammino riuscito, pensa alla giornata finale già dal primo passo a Bologna: è lì che si decide la qualità dell’intero viaggio.