Il tratto orientale del Lago di Como è uno di quei cammini che funzionano sia per chi cerca paesaggio sia per chi vuole una traccia storica vera sotto i piedi. Il Sentiero del Viandante unisce mulattiere, borghi in pietra, boschi e viste sul Lario, ma va letto con attenzione: non è una semplice passeggiata pianeggiante e la logistica cambia molto da tappa a tappa. In questa guida trovi una spiegazione chiara del percorso, dei numeri che circolano online, delle tappe più sensate da scegliere e dei dettagli pratici che fanno la differenza sul campo.
Le informazioni essenziali da avere subito
- Il tratto più cercato è quello tra Lecco e Colico, lungo circa 49 km, con varianti e segmenti intermedi.
- La difficoltà reale è media: il fondo è spesso buono, ma ci sono salite, gradoni e tratti da affrontare con passo regolare.
- Il periodo migliore resta primavera e autunno; in estate conviene partire presto e portare più acqua del previsto.
- La logistica è favorevole perché ferrovia e battelli aiutano a gestire tappe lineari senza rientri complicati.
- Per una prima esperienza conviene scegliere una tappa singola ben calibrata, invece di voler fare subito tutto il percorso.
Che cos’è davvero questo cammino
Io lo considero uno dei percorsi più intelligenti da fare in Lombardia perché unisce due qualità che raramente convivono bene: paesaggio e memoria. Si cammina a mezza costa sopra la riva orientale del lago, tra muretti a secco, cappelle, mulattiere, castagneti e affacci continui sull’acqua; in mezzo ci sono anche segni molto concreti del passato, dalle case rustiche ai resti di fortificazioni e mulini.
La sua forza, però, non è solo estetica. Questo tracciato nasce come via di collegamento tra i paesi del ramo lecchese e i passaggi verso la Valtellina, quindi ha una logica da cammino storico, non da semplice sentiero panoramico. Ed è proprio questo a renderlo interessante anche per chi di solito non ama i percorsi “da cartolina”: qui il panorama non è un premio finale, ma una presenza costante lungo tutto il tragitto.
Bisogna anche chiarire un dettaglio che crea spesso confusione. Con lo stesso nome si indica soprattutto il tratto sul lago, ma in molte descrizioni il cammino continua oltre, in Valtellina, e si collega a un sistema più ampio di itinerari storici. Capire questa differenza è il primo passo per leggere bene i numeri e scegliere il tratto giusto, perché online non troverai sempre la stessa lunghezza né la stessa suddivisione.
Proprio per questo conviene chiarire subito quale versione del percorso stai guardando, così i dati non sembrano contraddirsi tra loro.
Perché trovi misure diverse del percorso
Qui c’è il punto che confonde di più chi si avvicina per la prima volta al cammino: alcune fonti parlano di circa 45 km, altre di 49 km, altre ancora di 70-75 km. Non è un errore per forza; spesso stanno semplicemente contando tratte diverse, varianti diverse o una porzione più ampia del sistema dei cammini collegati.
| Come lo trovi indicato | Tratto considerato | Distanza indicativa | Perché conta |
|---|---|---|---|
| Cammino “classico” sul lago | Lecco - Colico | Circa 49 km | È il riferimento più utile se ti interessa la riva orientale del Lago di Como. |
| Versione locale più corta | Abbadia Lariana - Piantedo | Circa 45 km | Alcuni portali turistici partono da Abbadia e chiudono prima della continuazione in Valtellina. |
| Tratto esteso | Lecco - Morbegno | Circa 70-75 km | Include la prosecuzione in bassa Valtellina, quindi non è più solo il fronte lago. |
| Rete più ampia | San Bernardino - Milano | Circa 220 km | Qui si parla del sistema completo delle Vie del Viandante, non del solo sentiero sul lago. |
In pratica, quando leggi numeri diversi non devi pensare che qualcuno stia sbagliando per forza. Devi chiederti: si riferiscono al tratto del lago, alla continuazione in Valtellina oppure all’intero sistema di itinerari? Una volta sistemato questo punto, la domanda vera diventa un’altra: quale pezzo conviene fare davvero, in base al tempo e alla gamba che hai.

Quale tratto scegliere in base al tempo che hai
Se hai poco tempo, il mio consiglio è di non inseguire l’idea di “fare il percorso giusto” in astratto. Meglio scegliere un tratto che stia davvero dentro la tua giornata, altrimenti il cammino perde qualità e si trasforma in un esercizio di resistenza.
| Se hai... | Scegli... | Perché funziona |
|---|---|---|
| Mezza giornata o la prima prova | Varenna - Bellano | È una tappa breve, in genere da 2 a 3 ore con soste; offre subito il mix giusto di lago, salite leggere e borgo finale. |
| Una giornata piena | Varenna - Dervio | Con i suoi circa 12 km e 4 ore e mezza di cammino è un buon equilibrio tra panorami, bosco e tratto storico. |
| Più voglia di bosco e dislivello | Lierna - Varenna in variante bassa | È un segmento più raccolto, attorno ai 9,4 km e alle 3 ore e mezza, ma non va sottovalutato perché lungo il tragitto non trovi molti punti di ristoro. |
| Una tappa più scenografica | Lierna - Varenna in variante alta | La salita in più vale la pena solo se vuoi aggiungere il Castello di Vezio e accetti un percorso più impegnativo. |
Io distinguerei anche il primo approccio dal cammino completo: chi vuole “assaggiare” il percorso dovrebbe partire da una tappa breve e ben servita, mentre chi mira alla traversata intera deve mettere in conto una gestione più rigorosa dei tempi. Scelto il pezzo giusto, resta da impostare il rientro e qui il cammino è molto più comodo di tanti altri itinerari alpini.
Come organizzare il rientro senza perdere mezza giornata
La parte pratica è meno romantica, ma è quella che salva la giornata. Il vantaggio del percorso è che la ferrovia corre abbastanza vicino al tracciato e, sul versante del lago, i battelli aggiungono un’alternativa utile se vuoi combinare cammino e navigazione senza improvvisare troppo.
- Usa la linea ferroviaria per costruire una tappa lineare: parti da un punto e torni indietro senza dover rifare a piedi tutto il tratto.
- Controlla gli orari prima di uscire, soprattutto se finisci in un paese piccolo nel tardo pomeriggio.
- Non sottovalutare i tempi di rientro: su un itinerario di lago, il trasferimento può incidere quasi quanto la camminata.
- Se vai in alta stagione, inizia presto; ti eviti il caldo, i sentieri affollati e le coincidenze strette.
- Se usi l’auto, parcheggia pensando già al punto di arrivo, non solo a quello di partenza.
C’è un’altra cosa che mi sento di dire in modo netto: questo non è un cammino da fare “a caso”. Funziona meglio quando hai già deciso se vuoi una giornata sola, più tappe brevi oppure una traversata più lunga con rientri pianificati. E una volta messa in ordine la logistica, il passo successivo è scegliere quali soste meritano davvero tempo.
Le soste che meritano davvero una deviazione
Non tutte le deviazioni hanno lo stesso peso. Alcune aggiungono solo qualche foto, altre cambiano il senso della tappa perché ti fanno entrare davvero nel paesaggio culturale del lago. Se devo selezionare i punti che hanno più valore per chi percorre questo cammino, mi concentro su pochi luoghi ma buoni.
| Sosta | Perché vale il tempo | Quando ha più senso |
|---|---|---|
| Varenna e Fiumelatte | Ti danno subito il lato più elegante e riconoscibile del lago, con un innesto facile tra borgo, acqua e sentiero. | Se vuoi una tappa breve ma completa. |
| Bellano e l’Orrido | È una pausa forte dal punto di vista visivo: il contrasto tra gola, roccia e lago spezza bene il ritmo della camminata. | Se cerchi un tratto che unisca natura e centro storico. |
| Castello di Vezio | La salita aggiuntiva si sente, ma la vista dall’alto cambia davvero la percezione del Lago di Como. | Se vuoi una variante più panoramica e ti piace camminare con un obiettivo preciso. |
| Mandello e la chiesa di San Giorgio | È una sosta più raccolta, ma molto coerente con l’anima storica del percorso. | Se preferisci i dettagli architettonici ai punti più noti. |
| Corenno Plinio e l’area di Dervio | Portano nel tratto centrale una dimensione quasi teatrale, fatta di gradini, pietra e borgo verticale. | Se vuoi un ricordo più forte del semplice passaggio sul lago. |
Queste soste contano perché fanno capire che il percorso non vive solo di chilometri, ma di tempo speso bene. A quel punto resta da scegliere quando andarci e cosa mettere nello zaino, ed è lì che si evita la maggior parte degli errori.
Cosa portare e quando partire per farlo bene al primo tentativo
Il materiale non deve essere tecnico in modo esasperato, ma neppure approssimativo. Bastano poche scelte fatte bene per trasformare una tappa stancante in una giornata piacevole: scarpe con buona aderenza, acqua sufficiente, qualcosa da mangiare e uno strato leggero per vento o cambi improvvisi di tempo.
- Scarpe da trekking o trail con suola affidabile: i tratti in discesa e i gradoni si sentono molto di più con calzature scarse.
- Almeno 1,5 litri d’acqua nelle giornate fresche, di più in estate o sulle tappe senza ristori.
- Snack semplici perché alcuni segmenti non offrono punti di rifornimento frequenti.
- Giacca leggera o antivento da tenere nello zaino anche quando al mattino sembra tutto perfetto.
- Mappa offline o traccia GPX, utile nei punti in cui il segnavia si intreccia con strade, paesi e varianti.
Quanto al periodo, io continuerei a considerare primavera e autunno le finestre migliori: luce buona, temperature più gentili e meno rischio di camminare nel caldo che toglie energie molto prima delle gambe. In estate si può fare, ma solo partendo presto e accettando un ritmo più prudente; dopo la pioggia, invece, alcune discese e foglie bagnate richiedono più attenzione del previsto. Se dovessi consigliarlo a chi lo affronta per la prima volta, direi questo: scegli una tappa singola ben costruita, parti presto, tieni già pronto il rientro e lascia che sia il cammino a dettare il ritmo, non il contrario.