Guardando la Torre di Pisa da Piazza dei Miracoli, la domanda nasce spontanea: è ancora inclinata oppure gli interventi l’hanno resa dritta? La risposta breve è no, la Torre non è stata raddrizzata completamente: è stata stabilizzata e la sua pendenza è stata ridotta quanto bastava per proteggerla, senza cancellare il tratto che la rende unica.
La Torre resta pendente, ma oggi è molto più stabile
- Non è dritta: l’inclinazione è ancora visibile e fa parte dell’identità del monumento.
- La causa principale è il cedimento del terreno morbido e stratificato sotto le fondazioni.
- Tra il 1990 e il 2001 furono eseguiti lavori di consolidamento e sottoescavazione controllata.
- Il terreno rimosso durante l’intervento ammontò a circa 38 metri cubi.
- Oggi il monumento è monitorato con controlli periodici del terreno, della struttura e delle superfici.

La Torre di Pisa è ancora inclinata
La Torre di Pisa non è diventata verticale e non esiste un progetto per riportarla a una posizione perfettamente dritta. La scelta degli esperti è stata più prudente e, a mio avviso, molto più rispettosa del monumento: ridurre il rischio di cedimento senza trasformare la Torre in qualcosa di diverso.
I dati pubblicati dagli enti che gestiscono il complesso riportano valori leggermente diversi a seconda del punto e del metodo di misurazione. Si parla di circa 4-5,115 gradi di inclinazione, ma il dato davvero importante per chi visita Pisa è che la pendenza rimane evidente e oggi è considerata sotto controllo.
| Caratteristica | Dato indicativo |
|---|---|
| Altezza dalle fondazioni | 58,36 metri |
| Peso complessivo | Circa 14.453 tonnellate |
| Diametro esterno | Circa 15 metri |
| Inclinazione attuale | Circa 4-5,115 gradi secondo i diversi riferimenti tecnici |
Per questo definire una Torre di Pisa dritta non è corretto dal punto di vista storico e tecnico. La Torre è stata resa più sicura, non privata della sua caratteristica principale.
Perché ha iniziato a pendere durante la costruzione
I lavori iniziarono nel 1173 e la pendenza comparve già quando l’edificio non aveva raggiunto i piani superiori. Il problema non dipendeva da un improvviso errore architettonico, ma dalla combinazione tra una struttura molto pesante e un sottosuolo formato da strati compressibili di argilla, sabbia e limo.
Le fondazioni erano relativamente poco profonde rispetto al peso della costruzione. Quando il terreno cedette in modo non uniforme, un lato della base sprofondò più dell’altro e l’asse della Torre cominciò a inclinarsi.
Le lunghe interruzioni dei lavori, dovute anche alle vicende politiche e militari della Pisa medievale, ebbero un effetto inatteso. Il terreno ebbe il tempo di assestarsi tra una fase e l’altra, evitando probabilmente un collasso immediato e permettendo di completare il campanile nel corso di circa due secoli.
Gli architetti medievali cercarono di compensare la deformazione costruendo alcuni livelli con leggere variazioni geometriche. Questa correzione è visibile nella forma della Torre, ma non poteva risolvere il problema profondo, cioè il comportamento del terreno sotto le fondazioni.
Come è stata stabilizzata senza raddrizzarla del tutto
Nel Novecento l’inclinazione aumentò fino a rendere necessaria una chiusura al pubblico nel 1990. Fu istituito un comitato internazionale composto da ingegneri strutturali, geotecnici, restauratori e specialisti della conservazione, perché intervenire su una costruzione così fragile richiedeva un equilibrio raro tra sicurezza e rispetto storico.
Le misure temporanee
Durante le fasi più delicate furono utilizzati sistemi provvisori di sicurezza, tra cui contrappesi in piombo collocati sul lato opposto alla pendenza. Furono predisposti anche cavi e strutture di emergenza, pronti a intervenire se i movimenti avessero superato i limiti previsti.
Queste soluzioni non erano pensate per raddrizzare la Torre in modo permanente. Servivano a rallentare i movimenti e a creare le condizioni necessarie per studiare un intervento definitivo senza forzare la muratura.
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La sottoescavazione controllata
La tecnica decisiva fu la sottoescavazione, cioè la rimozione graduale di piccole quantità di terreno sotto e accanto alla fondazione. L’operazione fu eseguita sul lato nord, opposto rispetto alla direzione della pendenza, per favorire un cedimento controllato di quel settore e ridurre lentamente l’inclinazione.
Tra il 1999 e il 2001 furono realizzate 41 perforazioni inclinate. In totale vennero estratti circa 38 metri cubi di terreno, una quantità sorprendentemente piccola se confrontata con il volume e il peso dell’edificio. Proprio la lentezza dell’intervento consentiva di misurare ogni movimento e interrompere il lavoro quando necessario.
Il risultato fu una riduzione dell’inclinazione di circa 1.900 secondi d’arco, equivalente a circa 460 millimetri di spostamento nella parte alta della Torre. Il monumento fu riportato a condizioni simili a quelle documentate all’inizio dell’Ottocento, senza ricorrere a pilastri esterni o a rinforzi visibili.
Questo è l’aspetto che trovo più interessante dell’intervento. La soluzione non ha cercato di combattere la natura della Torre con la forza, ma di modificare con estrema cautela il comportamento del terreno che la sosteneva.
Raddrizzarla completamente sarebbe una buona idea?
In teoria si potrebbe immaginare una correzione molto più radicale, ma sarebbe una scelta sbagliata per almeno tre motivi. Prima di tutto, la Torre è un bene storico e ogni intervento invasivo potrebbe danneggiare la muratura; inoltre, modificare troppo l’equilibrio delle fondazioni comporterebbe nuovi rischi.
La pendenza non è soltanto un difetto da eliminare. È il risultato di oltre otto secoli di storia, di assestamenti e di interventi che fanno ormai parte dell’autenticità del monumento. La conservazione non significa cancellare ogni deformazione, ma mantenere l’edificio in condizioni sicure e leggibili.
Anche dopo la conclusione dei lavori, la Torre non è stata abbandonata al suo destino. Il monitoraggio serve a individuare eventuali variazioni dell’inclinazione, movimenti delle fondazioni, oscillazioni legate alla falda e problemi nelle superfici lapidee.
Se i controlli mostrassero un nuovo peggioramento, si valuterebbero interventi mirati. L’obiettivo non sarebbe comunque ottenere una torre verticale, ma fermare l’evoluzione del dissesto con il minimo impatto possibile.
Cosa significa per chi la visita nel 2026
La stabilizzazione non impedisce la visita, ma la struttura interna richiede attenzione. La salita dura circa 30 minuti, si svolge lungo una scala stretta e irregolare e il percorso comprende circa 251 gradini secondo la scheda di accessibilità del monumento.
Il pavimento può essere sconnesso e scivoloso, mentre la pendenza si percepisce soprattutto nella scala e nei pianerottoli. Per questo la visita è sconsigliata a chi ha importanti difficoltà motorie o patologie cardiocircolatorie.
- Nel 2026 non possono entrare i bambini che non compiono 8 anni durante l’anno.
- I minori di 18 anni devono essere accompagnati da un adulto responsabile.
- È consigliabile arrivare con un certo anticipo, perché borse e bagagli devono essere lasciati nel guardaroba.
- Il biglietto della Torre è a ingresso contingentato, quindi conviene prenotare l’orario in anticipo.
La salita merita soprattutto per la sensazione fisica che restituisce. Non si osserva soltanto una pendenza da lontano: si cammina dentro una struttura che si è assestata lentamente nei secoli, e ogni gradino consumato rende concreta questa storia.
La pendenza che ha salvato la Torre dalla banalità
La Torre di Pisa è sicura proprio perché non è stata trattata come un edificio qualunque. Gli interventi hanno ridotto l’inclinazione, consolidato il sistema di fondazione e creato un controllo costante, lasciando però riconoscibile la forma che l’ha resa uno dei simboli più famosi d’Italia.
La risposta più corretta, quindi, è semplice: la Torre non è dritta, ma è stata stabilizzata. Ed è proprio questo compromesso tra ingegneria, prudenza e tutela del patrimonio a permettere di continuare a visitarla senza perdere ciò che la rende irripetibile.